
Così aderente al vangelo, da dubitare della propria stessa normalità. Così coerente all’insegnamento di Gesù, da ritrovarsi solo e domandarsi cosa avesse sbagliato. È mai possibile? Accadde a Francesco. Stanco e oppresso dai dubbi e dalla paura di avere confuso la voce dello Spirito con quella della propria immaginazione, Francesco viveva isolato e triste nella solitudine delle grotte a La Verna. Poi giunse la consolazione di Gesù. Giunse un segno inaspettato. Non una visione, non un sogno, non una parola. Nulla che potesse essere dimenticato, che durasse un istante soltanto. Francesco fu il primo cristiano a ricevere un segno di quel tipo, un segno che poteva guardare e riguardare ad ogni ritorno dei dubbi e delle ansie: mani e piedi forati, il costato ferito. Quel dolore lo accompagnò fino alla morte ma fu un sollievo. Ad ogni fitta sentiva la conferma del Maestro di ogni povertà: sei come me Francesco, sei in terra un “alter Christus”, un altro Cristo. Il corpo e il sangue di Francesco erano come il corpo e sangue di Gesù in croce. E noi ad ogni messa chiederemo d’essere altri Cristo in terra: “Padre veramente santo, fonte di ogni santità, santificami con l’effusione del tuo Spirito perché io diventi Corpo e Sangue di Cristo tuo figlio, nostro Signore”.
San Francesco d’Assisi Mt 11,25-30 Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».