
Lo sappiamo già e lo diciamo sempre: non contano le parole ma le azioni. Ne siamo tutti convinti. Così come crediamo che non servano a nulla le cerimonie formali senza una sostanza reale. Verissimo, ma rischioso. Eliminare la formalità non porta automaticamente alla autenticità: separare l’abito dal monaco, può far perdere entrambi. Abolite le forme, abbiamo creato una società di pari che si danno tutti del tu, per poi girare con lo spray al peperoncino nel timore d’essere uccisi da un ragazzino per un paio di auricolari. Gesù non invita alla sciatteria, non disprezza piatti e bicchieri puliti e raffinati, ma ci dice che li possiamo usare solo se abbiamo riempito anche il piatto altrui. Date in elemosina quello che c’è dentro il vostro piatto e per voi tutto sarà puro.

Lc 11,37-41 mentre Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo.
Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro».