
Sentirsi in regola appaga. Ci si sente al proprio posto di fronte al mondo e di fronte al Creatore. Essere in regola è pesante ma fa sentire più forti e più giusti di chi in regola non è. È quel senso di sicurezza che ci trasmettono le carte bollate. La rigidità mentale religiosa è dura da portare ma più pesante è la libertà di coscienza. Essa richiede un costante discernimento, un continuo vaglio dei pensieri. La regola religiosa invece esonera da questa fatica. Le percentuali delle offerte sono già calcolate, gli orari delle preghiere sono fissati, la lunghezza dell’abito è già stabilita, i cibi leciti sono elencati. Non c’è possibilità di cambiamento, dunque non c’è responsabilità d’errore. Dagli ebrei ortodossi ai talebani, dai tradizionalisti antibergogliani ai testimoni di Geova, l’elenco delle rigidità religiose è ahimè lungo. Così è prescritto, così dio vuole. La fede invece è altra cosa, il vangelo è altra musica. Giustizia e amore, ecco ciò che conta secondo Gesù. Giustizia è amore. L’amore secondo Dio. L’amore che è Dio.
Lc 11,42-46 il Signore disse: «Guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle. Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo».
Intervenne uno dei dottori della Legge e gli disse: «Maestro, dicendo questo, tu offendi anche noi». Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!».