
Servire, ancora. Servi, non ci piace questa parola. Traduciamola allora, capiamone il senso. Anzitutto servire è il contrario di essere serviti. Basterebbe questo per aspirare ad essere servi. E poi, ce lo diciamo un’altra volta, servire significa anche servire a qualcosa, essere utile a qualcuno. Forse tutta questa ansia, forse tutta questa depressione in cui siamo immersi viene proprio dal sentirsi inutili. Se non ci facciamo carico di nessuno, saremo certo più rilassati ma, alla lunga, avvertiremo un senso di inutilità. Cosa fa alzare prima dell’alba un padre se non la consapevolezza d’aver dei figli da crescere? Come vince la stanchezza una madre se non col pianto del bimbo affamato? Se nel nome di Gesù ci faremo carico di qualcuno, Gesù si farà carico di noi. Beati quei servi trovati svegli e indaffarati. Beati loro, perché sperimenteranno le cure del Signore.
Lc 12,35-38 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.
E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!».