
Sforzatevi di entrare per la porta stretta, mentre tutti lottano per entrare dai portoni dei palazzi. Al loro passaggio le guardie salutano portando la mano alla visiera, i bodyguard scrutano nemici tra la folla, le sirene della scorta creano tensione: passa, passa un uomo grande, a stento basta il portone spalancato. La porta del regno di Dio è sempre aperta, è una lamiera poggiata alla parete. La porta del regno di Dio è una sponda di letto alla casa di riposo, al di là della quale abita un anziano. È la porta a vetri di una classe difficile, colma di adolescenti avvelenati dal mondo. La porta del regno di Dio è stretta come gli occhi socchiusi di un bimbo, come quelli abbassati di un colpevole umiliato dagli obiettivi dei curiosi. Sforzatevi di passare per le porte strette al di là delle quali troverete fatiche, bisogni, solitudini ma anche Lui, il Dio dell’amore infinito. Noi seguiamo un Dio schivo che preferisce entrare a piedi dalla porta di servizio.
Lc 13,22-30 Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».