Solitudini

Misteriosissimo passaggio del vangelo. Questa risposta di Gesù ai farisei che volevano salvarlo è difficile da capire. Trasmette un grande senso di solitudine e abbandono. Quanto è stato solo Gesù! Ci sono solitudini colmabili facendo meno i difficili, prendendo gli altri così come sono, accontentandosi di quelli che la vita ci manda. Altre solitudini sono più profonde. Le si prova quando, come Gesù in questa pagina, ci si sente soli a scacciare il male e guarire le sofferenze. Quando persino i destinatari delle nostre cure paiono rifiutarle. Non avete voluto che vi raccogliessi sotto le mie ali, dice Gesù. È la solitudine di Dio che ci ama ma non ci vede molto interessati e disposti a ricambiare. È il momento di provare se il nostro è un amore incondizionato, che persevera e continua senza nulla in cambio, come un sole che brilla dietro le nubi mentre tutti dicono “Oggi il sole non c’è”. Poi verrà il tempo di essere benedetti per il bene fatto. Verrà il giorno in cui sentiremo un grazie. Se non in questa terra, lo sentiremo in cielo e la voce sarà la stessa di Gesù: venite benedetti, perché avevo fame e mi avete dato da mangiare…

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Lc 13,31-35   si avvicinarono a Gesù alcuni farisei a dirgli: «Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere».
Egli rispose loro: «Andate a dire a quella volpe: “Ecco, io scaccio demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno la mia opera è compiuta. Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io prosegua nel cammino, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme”.
Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te: quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa è abbandonata a voi! Vi dico infatti che non mi vedrete, finché verrà il tempo in cui direte: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”».