Non per gioco

«Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Sono parole di Zaccheo, sulle quali però spesso sorvoliamo. Ci si ferma sempre a commentare la sua statura o la scena comica di Gesù che lo tira giù dal sicomòro come un frutto. La promessa del ricco capo dei pubblicani ci pare così impulsiva ed emotiva, da non essere vera. Quanta gente fa grandi promesse di generosità quando è scossa da racconti o immagini forti. Poi, asciugate le lacrime, si ritratta. Insomma: Zaccheo avrà veramente dato la metà dei suoi beni ai poveri? Avrà davvero restituito quattro volte tanto ciò che aveva rubato? Gesù pare prendere molto sul serio le parole di Zaccheo. Forse nei suoi occhi vide assoluta serietà, vera conversione, reale decisione. Zaccheo non aveva parlato sotto effetto di emozioni ma sotto effetto di Spirito. Promettere aiuto ai poveri è promessa sacra. Illudere d’aiuto un bisognoso è bestemmia infame.

Lc 19,1-10   Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».
Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».