
Ce ne voleva a farlo piangere. Di solito era sempre sorridente e sereno. Non c’era tempesta che lo spaventasse o demonio che lo turbasse. Di fronte al dolore umano si commuoveva spesso e interveniva. Malati, morti, affamati, non riusciva a oltrepassarli senza farsi coinvolgere ma piangere di tristezza era raro vederlo. Per portare Gesù alle lacrime il modo migliore è non riconoscerlo presente. Ignorare la sua azione, sottovalutare la sua forza, non contare sul suo aiuto. Questo lo fa piangere. Non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata, dice a Gerusalemme tra le lacrime. Lo dice a te, a tutti noi, ogni volta che viviamo come se lui non fosse. Come se lui non ci amasse, come se a lui non importasse nulla della nostra vita. A un dio si deve dire che è grande e alto nei cieli. Un dio non lo si può raffigurare né chiamare amico. Un dio va temuto ed obbedito. Ma un Dio che si fa uomo va sentito vicino, considerato fratello maggiore, chiamato ad ogni istante di gioia e di fatica. Un Dio che è anche un uomo non va fatto piangere vivendo come se non fosse mai nato. Un Dio uomo va coinvolto nelle nostre vicende, va lasciato entrare là dove la vita frana.
Lc 19,41-44 Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città pianse su di essa dicendo:
«Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi.
Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata».