
Continua il discorso di Gesù. Dopo non vi terrorizzate e non preparate prima la difesa, ecco oggi la terza immagine: gli uomini moriranno per l’attesa di ciò che dovrà accadere. Vivere nella paura, vivere sulle difensive, vivere in ansia per il domani. La nostra grande nemica, l’ansia. Avere tutto e molto più del necessario, eppure vivere in un costante stato di preoccupazione per ciò che dovrà accadere. L’ansia regna nel nostro mondo di benessere. I più anziani sono insonni e preoccupati, i minorenni annegano nell’aria presi da attacchi di panico. Il risveglio è simile a quello di chi cerca di uscire dalle macerie che lo ricoprono e un peso schiaccia il petto. Ansia nell’affrontare la giornata che però non ha nessuna intenzione d’ammazzarci. Il Figlio dell’uomo arriva, non resta tra le nubi. La nostra liberazione è vicina. Si può vivere nella gioia sempre, se si impara a ringraziare comunque.

Lc21,20-28 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano verso i monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli che stanno in campagna non tornino in città; quelli infatti saranno giorni di vendetta, affinché tutto ciò che è stato scritto si compia. In quei giorni guai alle donne che sono incinte e a quelle che allattano, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti.
Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».