Un nome dal cielo

Lo chiamerai Giovanni, aveva detto l’angelo Gabriele a Zaccaria. A Maria aveva detto: Lo chiamerai Gesù. Il nome di questi bambini nati in modo prodigioso non lo scelgono i genitori né i parenti ma Dio. I prossimi giorni saranno per quasi tutti noi giorni di parenti. Una buona occasione per renderci conto che sì, forse ci assomigliamo in viso e nel carattere, ma non c’è modo d’essere uguali. Una famiglia ed una parentela che ci genera ci vuole per forza, ma resta il fatto che siamo unici, generati da Dio ed è lui a darci il nome che, nella Bibbia, significa identità profonda. Chi siamo e chi dobbiamo diventare è Dio a dircelo. Ecco perché perdere il contatto con lui rischia di farci perdere identità. Una società senza Dio, come la nostra, non può che produrre zombie ansiosi in cerca di un nome e di un perché.

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Lc 1,57-66  per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.