
Ieri ho ricevuto questa foto dalla capitale di Timor Est. Mi piacciono i colori che si rincorrono. Negli angoli l’azzurro della bottiglia e del cielo. Il giallo della frutta si prolunga nella striscia gialla che delimita la ciclabile appena aperta. Il cemento della pista richiama il colore della maglietta della bimba mentre la sua pelle è come le rocce alle sue spalle. Non vedo biciclette né auto. Vedo una bimba a terra che vende piccole confezioni di frutta. Più che il volto di una bambina serena vedo quello di una donna preoccupata. Ieri, davanti a Gesù bambino, parlavamo del dono della fraternità. Oggi parliamo del giovane martire Stefano. Il fratello farà morire il fratello, chi sta bene si dimenticherà di chi sta male. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato e salverà altri. Dunque perseveriamo nella nostra resistenza a questa allucinazione di benessere che produce miseria. Una resistenza non violenta, che non giudica e non si preoccupa di come o cosa dire. Una resistenza fatta di azioni, non di lapidazioni. Per fare una foto così bisogna fermarsi, sedersi in terra, comprare la frutta, chiacchierare con la bimba finché non sorride. Allora si può proseguire, felici di aver salvato almeno per un attimo un giovane martire della povertà.

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Santo Stefano primo martire Mt 10,17-20 Gesù disse ai suoi apostoli:
«Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani.
Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato».