
Alcune pagine di vangelo sono difficili da immaginare, altre più facili. Moltiplicare il pane, camminare sul lago, sanare un lebbroso, come rappresentarle nella mente? La pagina di oggi invece la troviamo in foto su internet. Sono migliaia di scatti, così tanti che non ci fanno più né caldo né freddo. Bimbi migranti annegati, bimbi morti a Gaza, a Kiev, o bimbi zombie che attendono la morte per fame. Io stesso, sul canale Facebook che uso con Timor, vedo spesso foto di genitori in pianto che stringono tra le braccia un neonato morto. Che effetto potrà mai farci la strage degli innocenti di Erode? Forse tutte queste immagini ci hanno vaccinato l’anima e la morte dei bimbi non ci sconvolge più se sono lontani e non li vediamo, al punto che abortire un bambino è da molti considerato un diritto*. Ma noi non vogliamo abituarci alla morte dei bambini. Mai. Che Dio ci doni di piangere insonni piuttosto che divenire insensibili.
*L’aborto tecnicamente non è un diritto ma un reato, se compiuto fuori dalle circostanze previste dalla legge. Se invece è nei limiti di legge non è punibile col carcere in quanto non costituisce reato. In Francia invece è stato recentemente dichiarato diritto costituzionale. Al pari di libertà, uguaglianza, fraternità e del diritto alla vita.
Santi Innocenti Mt 2,13-18 I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
«Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».
Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi.
Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremìa:
«Un grido è stato udito in Rama,
un pianto e un lamento grande:
Rachele piange i suoi figli
e non vuole essere consolata,
perché non sono più».