Per questa pace

Le cose rare si notano, quelle comuni passano inosservate. A quei tempi una coppia con un neonato non destava certo stupore. Anna però li nota e inizia a lodare Dio e a parlare del bambino. Statisticamente sono gli imprevisti che ci spingono verso Dio. La sofferenza ci fa scoprire deboli, i problemi ci fanno sentire impotenti, e con fede cerchiamo l’aiuto di Dio Amore. Quando la giornata scorre serena, tutto ci pare così normale da credere di farcela da soli. È più difficile che ci ricordiamo di Dio nella gioia e nella tranquillità. La fede però non è solo quella forza con cui chiediamo credendo fermamente che riceveremo aiuto. La fede è anche fedeltà quotidiana a Dio, notte e giorno, e se la giornata non ha incidenti né allarmi, se è tranquilla come una coppia con un neonato, tanto meglio. Ringrazieremo e loderemo Dio per questa pace.

Lc 2,36-40  Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore. C’era una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.