Fino ai confini

Ritornò in Galilea, dopo essere stato quaranta giorni nel deserto tentato da Satana. Dai deserti della vita, dai periodi di forti prove, si può uscire distrutti e sfiduciati, carichi di rabbia e infastiditi da tutto. Si può anche tornare con le idee più chiare, con delle decisioni prese dopo aver visto con nitidezza. Gesù scelse i poveri, i prigionieri, i malati e gli oppressi della vita. Decise di dedicarsi anzitutto a loro, sollevandoli dai pesi e alleviandoli dal male. Avrebbe potuto scegliere di evangelizzare direttamente i sacerdoti o la corte di Erode o i gruppi del movimento dei farisei. Sarebbe stato altrettanto difficile. Ma lo Spirito lo spinse ad iniziare così, ad essere un messia così. La povertà e la malattia non sono legate ad una nazionalità o religione. Riguardano indistintamente tutta l’umanità e questo voleva esattamente Gesù: essere di tutti, fino ai confini del mondo.

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Lc 4,14-22   Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi
e proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca.