
È tutta questione di compassione. Ne abbiamo tanta paura perché sappiamo che ci porta lontano. Lontano dal nostro modo di pensare, lontano dalla tranquillità che a fatica abbiamo ottenuto. Se anche noi sentissimo compassione ad ogni incontro, non avremmo più pace e non potremmo più entrare in una città ed immergerci nella folla perché ovunque posassimo lo sguardo sentiremmo compassione. Ci accorgeremmo di ciò che sta attraversando il cuore di chi è lì davanti a noi. Rischio enorme, che potrebbe farci piangere più volte al giorno o toglierci il sonno o portarci a lottare con la rabbia che grida in noi “perché, perché non facciamo qualcosa?”. Tu Gesù sei compassione, il tuo nome è Compassione. La passione di Cristo sei tu. Lui è appassionato di te. Lui patisce le tue fatiche e gioisce le tue gioie.
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Mc 1,40-45 venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito, la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.