Seguimi

Forse una delle imprese più ardue è correggere un linguaggio appreso in modo errato. Ci hanno insegnato che i ladri rubano, gli assassini uccidono e i drogati si drogano. Così diciamo semplicemente “ladro” anziché “uomo che ha rubato”, “pedofilo” e non “uomo che ha commesso atti di pedofilia”, “prostituta” invece di “donna che si prostituisce”. Non ce ne accorgiamo ma, parlando così, identifichiamo il peccato col peccatore, la malattia col malato, il mestiere con chi lo svolge. Se dunque uno si dovesse prendere un caffè con un uomo che ha commesso rapine, si direbbe che frequenta rapinatori e ne approva la condotta. Così era per Gesù, che mangiava coi peccatori. Ma lui non mangiava con i peccatori bensì con uomini e donne che avevano commesso molti peccati e che però l’avevano invitato a pranzo, cucinando cose buone per lui e volendogli molto bene. Iniziarono così a riscoprire essi stessi il proprio nome, a separarsi dai loro peccati e dai loro mestieri indecenti. Presero a chiamarsi Levi, Matteo, Maddalena o Paolo e non più esattore, o peccatrice o fariseo. E lo seguirono. Perché chi ci chiama con il nostro nome e non con quello delle nostre colpe, va seguito e mai più perduto.

Spera. Autobiografia di Papa Francesco https://amzn.eu/d/grumSk6

Mc 2,13-17   Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».