Regolarmente

La Legge di Mosè sopra ogni cosa, si diceva, rischiando di farne un assoluto. Noi forse, da queste parti, corriamo il rischio opposto, col viziaccio sempre più diffuso di mettere tutto in discussione. Ogni elementare regola va giustificata e ridiscussa, in un costante “a me non va” che fa somigliare la città ad una classe di adolescenti. Pensare che è così comodo avere regole già pronte! Guardare l’orologio sapendo che è già regolato e non occorre calcolare la posizione del sole. Le regole servono per rilassarsi, non discutere, non cercare daccapo una soluzione a problemi comuni. Certo, le regole sono in costante rinnovamento, ma senza non si può. Anche la vita dello Spirito richiede regolarità. Pregare ogni tanto, leggere il vangelo quando si può, compiere opere di misericordia quando capita, non porta a nulla. Basta guardarsi attorno per capirlo.

Mc 2,23-28  di sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe.
I farisei gli dicevano: «Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?». Ed egli rispose loro: «Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell’offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni!».
E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato».