
Siamo un po’ tutti come lui, l’uomo dalla mano paralizzata. “Date sempre la mano ai detenuti – ci istruiva il cappellano di San Vittore – nessuno dà loro la mano. Non abbiate paura, tendete la mano!“. E me lo vedo ancora nel gesto che avrei imitato tante volte, col braccio infilato in cella fino alla spalla, tra le sbarre, a voler raggiungere tutti. Tendi la mano! dice Gesù. Non aver paura, tendi la mano. Per dare, per chiedere. Perché anche chiedere è faticoso e occorre umiltà. Siamo paralizzati dalla paura d’essere sfruttati, ingannati, derisi. E così stiamo nel mezzo della sinagoga, attorniati da credenti e Parola di Dio, bloccati. Tendi la mano, saluta, fai ciao, benedici tutti e accogli tutto ciò che capita. Ma inerte mai. E invoca la guarigione se ti accorgi d’avere il braccino corto, la mano bloccata, troppe scuse per giustificare il rinvio. Tendi la mano e sègnati col segno della croce, fallo anche in pubblico prima di mangiare. Non vergognarti di appartenere a chi in Croce ci è salito spogliato e deriso. Tendi la mano, non temere, non ti accadrà nulla di male.
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Mc 3,1-6 Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo.
Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita.
E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.