Il terreno

“Serve consapevolezza. Dobbiamo per questo adottare una mentalità di guerra. So che spendere di più per la difesa significa spendere meno per la spesa sociale, ma è solo una piccola frazione”. Così diceva poco tempo fa Mark Rutte, nuovo segretario generale della Nato. Serve consapevolezza, in questo ha proprio ragione. Dobbiamo essere consapevoli della follia sua e di chi ci guida. Consapevoli del terreno in cui viviamo come semi che cercano di germogliare. Non basta seminare, occorre sapere dove si sta seminando. Occorre sapere dove crescono i nostri figli, da quali rovi sono soffocati, da quali passioni sono sedotti, quali “mentalità di guerra” gli cambiano il cervello. Non illudiamoci che basti seminare. Bisogna dissodare il terreno, curarlo, coltivare il cuore. Perché non sono tempi di germogli spontanei ma di rovi e di vuoto. Bisogna dire dei no, a noi stessi, ai figli, allo stile di vita che ci viene proposto. Bisogna rifiutare con forza di omologarci alla mentalità corrente che, a furia di dire che va tutto bene, non crede più nemmeno che esista il male. Il male esiste, come esistono i rovi, i sassi e l’arsura. Come esiste Dio. Come esiste chi ostinatamente segue il Nazareno e porta frutto ora il trenta, il sessanta o il cento per ogni giorno di vita, per ogni gesto d’amore incondizionato.

Mc 4,1-20    Gesù cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva.
Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli diceva loro: «A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, affinché guardino, sì, ma non vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato».
E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? Il seminatore semina la Parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l’accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno».

https://www.rainews.it/video/2024/12/mark-rutte-nato-e-tempo-di-passare-a-una-mentalita-da-tempo-di-guerra-34867e20-7de6-434d-ae63-f80800722b8d.html