
Oggi è la festa di san Giovanni Bosco che è forse l’unico santo ad essere chiamato in cielo come lo era in terra: semplicemente “don Bosco”. Insegnare in un CFP salesiano* è un’esperienza simile alla pagina del vangelo di oggi. È parlare in parabole. È la sfida costante di trasformare ciò che si vuole trasmettere in qualcosa che possa essere recepito, rimanendo nel cuore e nella mente. Alle folle Gesù parlava solo in parabole secondo come potevano intendere. Era sotto il costante sforzo e la continua ricerca di un canale di trasmissione efficace. Fatiche personali, difficoltà linguistico culturali, disavventure scolastiche passate, tutto può rendere difficile per un adolescente accettare un insegnante. Nella parabola è contenuto un messaggio molto più forte della storia che si narra, dell’immagine che si utilizza. Insegnare parlando in parabole è rinunciare al gusto di spiegare frontalmente un argomento faticando invece per nasconderlo ora in un esempio, ora nella risposta ad una domanda, ora nel racconto di un’esperienza. Insegnare in parabole è la grande fatica di rendere piccolo ed apparentemente banale ciò per cui hai dato anni di studio accademico. È credere che quel semplice insegnamento è come un seme che resterà nei tuoi alunni facendoli crescere. Come, essi stessi non lo sapranno. Essere insegnanti è così, è anche essere dimenticati, perché nessun albero ricorda chi l’abbia seminato. Ma ciò che conta è seminare in parabole ricordando che la parabola più efficace è la storia della tua stessa vita.
San Giovanni Bosco Mc 4,26-34 Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.
*CFP è la sigla che in Italia indica i Centri di Formazione Professionale. Tre o quattro anni, dopo le scuole medie, finalizzati ad inserire gli alunni nel mondo del lavoro. Baristi, parrucchieri, pasticceri, meccanici, estetiste e commesse, moltissime sono le professioni che non richiedono la laurea né la maturità ma per le quali è necessaria una preparazione culturale e pratica. L’idea di formare i ragazzi alla futura professione fu di Giovanni Bosco, prete piemontese (1815-1888) che fondò le prime scuole professionali. Attualmente molti sono gli enti privati o pubblici con questa finalità. Qui di seguito il link al sito del CIOFS-FP Lombardia, il Centro di Formazione Professionale salesiano dove lavoro insegnando economia e diritto, religione, comunicazione fotografica.
https://www.ciofslombardia.com/
In foto: alunna del centro di formazione professionale agraria “ETA don Bosco” di Fuiloro a Timor Est