
Siamo circondati da teorie complottiste. Tutto ciò che accade è fatto risalire ad una intenzione precisa, segreta, mirata. Tutto sarebbe macchinato da qualche oscura mente. Chi dice sia il finanziere Soros, chi opta per i cinesi o poteri forti non meglio definiti. Sarà. Ma, per quanto si impegni, l’essere umano non riesce a complottare tutto il male che vorrebbe commettere. Usa un’altra tecnica, quella del giorno propizio. Il male è lì, che cova in cuore e nemmeno lo sai. Il rancore è silenzioso, come un rettile immobile attende il momento propizio, l’occasione perfetta. E allora esplode, agisce, sfoga l’attesa. Erodiade odiava Giovanni ma non poteva farlo uccidere. Troppi rischi, troppe difficoltà. Venne però il giorno propizio. Viene per tutti noi il momento giusto per fare ciò che sarebbe impossibile pianificare. Se abbiamo in cuore il bene, sarà occasione di bene. Se coviamo invidia o ira, sarà tempo per fare del male. Attenzione dunque a cosa abbiamo in cuore perché al momento propizio salterà fuori.
Mc 6,14-29 il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi». Altri invece dicevano: «È Elìa». Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti». Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!».
Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto.
E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.