Tu che dici?

Non vergognarti di me, dice Gesù. Certo, non c’è proprio da vergognarsi di Gesù, di ciò che ha fatto. Eppure un velo di imbarazzo coglie molti quando in pubblico devono mostrare d’essere cristiani. Un segno di croce passando in auto davanti ad una chiesa o un cimitero o prima di mangiare, chi ne ha il coraggio? Una sorta di pudore e riservatezza non ci fanno esternare più la nostra appartenenza al gruppo dei discepoli di Gesù. Ma non è solo esteriorità, la domanda è più profonda: sei fiero d’essere cristiano? Vai orgoglioso di Gesù? Lo ritieni davvero il numero uno, il migliore dei maestri, il primo assoluto dei nati da donna? Ti ritieni baciato dalla fortuna e dalla Grazia per essere nato da cristiani ed aver conosciuto Gesù di Nazareth? Torna la domanda di ieri: tu chi dici che io sia?

Mc 8,34-9,1    convocata la folla insieme ai suoi discepoli, Gesù disse loro:
«Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà.
Infatti quale vantaggio c’è che un uomo guadagni il mondo intero e perda la propria vita? Che cosa potrebbe dare un uomo in cambio della propria vita?
Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi».
Diceva loro: «In verità io vi dico: vi sono alcuni, qui presenti, che non morranno prima di aver visto giungere il regno di Dio nella sua potenza».