Da un albero buono

Sui banchi di scuola come alla Casa Bianca, pare che ormai l’insulto sia consentito ovunque. Ognuno si sente libero di far uscire dalla bocca ciò che ha in cuore vantandosi pure d’essere persona coerente. Sì, certo, coerenza c’è tra bocca e cuore ma sarebbe bene anche chiedersi a cosa sia connesso questo cuore. Il frutto velenoso è coerente con l’albero che lo produce, ma non per questo va mangiato. Non basta dire ciò che si pensa. Bisogna pensare bene, altrimenti è meglio tacere. Che linfa scorre in me, dove affondano le mie radici, a quali luci espongo i miei rami? Se voglio essere una persona buona, perché ingerisco il male? Perché non sto più a lungo con il Bene? Preghiera e opere di misericordia, ecco come rigenerare il frutto del cuore. Perché se la linfa è avvelenata, lo saranno i frutti.

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Lc 6,39-45  Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.
Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda».