Nel suo nome

È vero (speriamo) che i poveri li abbiamo sempre con noi. Ciascuno di noi ha i suoi poveri, si è preso in carico una particolare situazione di bisogno. Un malato da andare a trovare, un bimbo adottato a distanza, un vicino da ascoltare con pazienza. L’elenco delle opere di misericordia è lungo e di certo nessuno di noi è privo di poveri da seguire. Ma non sempre abbiamo Gesù. Triste ma vero. Senza Gesù anche la più nobile causa sociale può essere vissuta con protagonismo, diventando un idolo, una  lotta di classe, una crociata. Il bene, anche il più eroico gesto di donazione, dev’essere fatto con Gesù. I poveri, quale che sia la loro povertà, non sono nostri. Sono di Gesù. Lui ci invia a loro, nel suo nome li amiamo.

Gv 12,1-11   Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Làzzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Làzzaro era uno dei commensali.
Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo.
Allora Giuda Iscariòta, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.
Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Làzzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Làzzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.