
Ormai lo sappiamo che questo bisognava che il Cristo patisse va inteso come “era giocoforza che patisse”. Così è ogni volta che nella coscienza si segue fedelmente il vangelo, al punto che Gesù stesso aveva detto che chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio (Gv 16). Molti lettori mi manifestano la loro amarezza nel constatare reazioni aggressive, commenti irripetibili e dotti articoli di esperti contro Papa Francesco. Ma non c’è che ripetersi le parole del risorto: è giocoforza che questo avvenga. Ognuno di noi farà passare nella sua memoria le immagini e le parole di questi dodici anni di servizio di Francesco Vescovo di Roma. Sono certo che arriverà subito ad esclamare è giocoforza che abbia causato l’ira e la maldicenza di tutti quelli che si sono sentiti messi in discussione, dentro e fuori la Chiesa. E poi, noi non lo amiamo perché è stato perfetto. Lo amiamo perché, nella sua umanità, ci ha aiutato a seguire Gesù. Questo è ciò che conta. “Come vive questa Pasqua?”, gli chiedeva una giornalista all’uscita dal Gemelli. “Come posso, la vivo come posso”, rispondeva sorridendo. Francesco ci ha insegnato a seguire Gesù come possiamo, non come vorremmo e forse a volte nemmeno come dovremmo. Come possiamo.
Lc 24,13-35 Ed ecco, in quello stesso giorno, [il primo della settimana], due [dei discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto.
Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.