
Scriviamo sempre che Giuseppe era falegname, ma in realtà τέκτων (tektōn) significa anche carpentiere, costruttore. Con molta probabilità quindi Giuseppe non si limitava a fare tavoli e sedie (che peraltro in Israele non si usavano) ma costruiva in legno la parte esterna delle case che prolungava quella scavata nella roccia. Un costruttore di case insomma, la prima delle quali fu preparata per Maria e il bambino Gesù, il figlio del carpentiere. Crescendo, possiamo immaginare che Gesù apprese il mestiere del padre, non poi così diverso da quello del Padre che sta nei cieli. Costruire, ecco il lavoro di Dio e di chi lo segue. Costruire un mondo migliore. Che si avveri allora per tutti noi la profezia: Ti chiameranno riparatore di brecce,
restauratore di case in rovina per abitarvi (Isaia 58). Buon lavoro dunque, ricordando che non è previsto il pensionamento!
San Giuseppe lavoratore Mt 13,54-58 Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.