Pane del cielo

Voi mi cercate perché avete mangiato quei pani, dice Gesù alla gente per cui aveva moltiplicato pani e pesci. È proprio così: più dai più torneranno a chiedere. Forse per questo a chi ci chiede pane diamo consigli e a chi ci chiede consigli diciamo di fare come crede. La fatica di gestire le richieste, di saper dire dei no, di sgobbare per continuare ad aiutare, è troppo grande e mette paura. Meglio citare saggi proverbi: “se doni un pesce a un uomo lo sfamerai per un giorno; se gli insegni a pescare lo sfamerai per una vita”. Gesù dunque sbagliò a sfamare le folle per un giorno con pani e pesci? Avrebbe dovuto piuttosto chiedere a Pietro e agli altri di dare lezioni di pesca a quella gente? Fece entrambe le cose. Sfamò la gente e poi parlò di eternità e Dio. La gente va incontrata nel suo bisogno. I bisogni sono un ponte tra il cuore di chi chiede e di chi può dare. Poi avviene l’incontro.

Gv 6,22-29 Il giorno dopo (aver moltiplicato il pane), la folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che c’era soltanto una barca e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie.
Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».