
Il servo dà la vita per un padrone che non conosce per nome. L’amico dà la vita per l’amico e da lui la riceve. Perché amicizia è questo: darsi reciprocamente vita, vitalizzarsi a vicenda. Dunque mai spegnere, mai umiliare l’amico. Il servo non sa perché e per chi sta dando la sua vita. La sua è un’offerta obbligata, senza alternative. Ogni relazione colma di timore è schiavitù tossica, non amicizia viva. Dove c’è amore c’è dono gioioso.
Gv 5,12-17 disse Gesù ai suoi discepoli:
«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.
Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».