Uno

Ora è chiaro che Gesù, mentre pronunciava queste parole, pregava già per noi, quelli che crederanno mediante la parola degli Apostoli. Siamo noi! Non pregava genericamente per un gruppo di persone che, chissà, sarebbero nate in futuro. Lui già ci vedeva, perché in Dio tutti siamo uno. Avanti e indietro nel tempo, vicini e lontani nello spazio, tutti siamo uno. Non si tratta dunque di una unità psicologica, fatta di continue e ossessionanti confidenze. Non è nemmeno quella unità tossica che spesso viene confusa con l’amore di coppia. Non è certo quella unità dei soldati migliori che si muovono come un solo uomo. Anche le mafie più potenti sono una cosa sola, cosa nostra. L’unità di cui parla Gesù è fatta dallo Spirito, nello Spirito, che rende tutti uno in Dio e con Dio. Dunque mai soli, mai per conto proprio, mai senza gli altri, pur se apparentemente si cammina in solitaria.

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Gv 17,20-26    (Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:)
«Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me.
Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo.
Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».