Ciò che conta

Sin da piccoli cresciamo con un fortissimo senso della proprietà e “mio” è una delle prime parole che impariamo appena iniziamo a giocare con altri bimbi. Crescendo cambiamo idea su molte cose e nemmeno Dio ha più importanza. Ma “mio” lo ripetiamo con la stessa convinzione e, se qualcuno ci chiede in prestito qualcosa, non sappiamo che fare. È giusto dare? Ammesso che lo sia, perché allora ci sentiamo sbagliati al solo lasciare una moneta nella cassetta delle offerte in chiesa? Nel nostro mondo ricco, dare denaro è tabù. Forse siamo liberi da ogni altro condizionamento, ma non da questo. Forse più che da avarizia, la nostra generosità è bloccata da un profondo e inconscio senso di colpa: il denaro non va dato, mai! E quando lo facciamo, un senso d’ansia ci coglie: se mi stessero usando? È il momento di ricordarsi le parole del maestro, scritte qui sotto. E la pace tornerà nel cuore.

Mt 5,38-42 Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio” e “dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.
E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due.
Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle».