
Siamo a Cafarnao, con i piedi in acqua, la barca pronta che ondeggia in attesa di passare all’altra riva. Lì avvengono questi due scambi di battute, più forti delle onde che urtano la barca. Ti seguirò ovunque / Non ho fissa dimora. Lasciami seppellire mio padre / lascia i morti ai morti, tu seguimi. Sono le due forze che ci abitano. Una ci spinge a buttarci, a cambiare, lasciare tutto. È la voglia di nuovo, la stanchezza della solita vita, che ci rende entusiasti ma ingenui. Chi se ne importa, vado e si vedrà. Ci si butta in esperienze forti, in viaggi mistici, in attività ideologiche, con l’impulsività dell’adolescente che al primo appuntamento dice “ti amerò per sempre”. L’altra forza ci trattiene a terra, ci chiede tempo. Prima sistemo tutto poi verrà il momento. Procrastino, attendo, e il tempo passa e non è mai l’ora di partire, di decidere, di guarire. Non si segue Gesù di getto, ma bisogna pur decidersi. Seguire Gesù è un viaggio anzitutto interiore, è una relazione. Come ogni relazione, si costruisce nel tempo, dando tempo.
Mt 8,18-22 vedendo la folla attorno a sé, Gesù ordinò di passare all’altra riva.
Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: «Maestro, ti seguirò dovunque tu vada». Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
E un altro dei suoi discepoli gli disse: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Ma Gesù gli rispose: «Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti».