
DILI, TIMOR EST Very sad, molto triste, mi ha scritto la ragazza di qui inviandomi questa foto dalla discarica di Tibar. Molto triste, anche perché qualcosa in questa immagine non quadra. I poveri che vanno a rovistare tra i rifiuti devono essere conci, logori, rifiuti tra i rifiuti. Non si deve nemmeno immaginare una loro vita normale. Queste invece sono due ragazze. Quella di sinistra poi ha raccolto i capelli con un elastico decorato, porta addirittura la borsetta a tracolla. Questa ragazza ci confonde, azzerando le nostre semplificazioni. I poveri ci sono, lo sappiamo fino alla noia, ma sono una sorta di gruppo compatto, di umanità parallela che fa a sé. Questa foto ci ricorda che non ci sono “i poveri”. Ci sono persone povere, stanche e oppresse dal bisogno. Quella borsetta contiene qualcosa, ci dice che c’è una storia, un nome, degli affetti, un dramma in corso. Tutti abbiamo la nostra borsa a tracolla, il nostro giogo, il fardello dei pesi della vita. Gesù lo sa che siamo stanchi e oppressi. Per questo si offre di alleggerirci il carico con una dolce leggerezza. Per questo ci invita ad alleggerirci a vicenda.
Mt 11,28-30 Gesù disse:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».