
DILI, TIMOR EST Avrebbe potuto essere questo bambino, non era più grande. Ieri, mentre ci concedevamo un caffè, ci ha avvicinato un piccolo. Magliettina rossa, piedi nudi, riccioli neri. Mi fissava e mormorava: “etu”, riso. L’ho portato al banco dello street food e gli ho chiesto “etu ho?”, riso con? Ha indicato del pollo e delle verdure. Era bellissimo vederlo da lontano, seduto al tavolo da solo come gli altri uomini d’affari, col suo vassoio, l’acqua e il tovagliolo. Nulla di speciale, l’avreste fatto anche voi, ma è stato bello far diventare signore un figlio di uomo. Almeno per una volta, almeno per un pugno di riso. Misericordia io voglio, non sacrifici religiosi.
I poveri mangeranno e saranno saziati (salmo 21).
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Mt 12,1-8 Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle.
Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato».
Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: “Misericordia io voglio e non sacrifici”, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato».