
DILI, TIMOR EST Ve la ricordate la bambina che aiutava la mamma a vendere le cosce di pollo arrosto? Ieri, dovendo affrire cena a chi lavora per me, ne ho comprate dieci. Erano le ultime. 25cent l’una. La foto alla bambina l’ho fatta solo con gli occhi, mentre i suoi mi fissavano. Sul suo viso magrissimo sembravano ancora più grandi mentre non riusciva a contenere un enorme sorriso che è scoppiato in una risata. Il suo volto pieno di complicità mi diceva “eccoti, finalmente sei arrivato, è tanto che lo desidero”. Beati i miei occhi perché hanno visto i suoi, i miei orecchi che hanno udito le sue risa. Beato chi non resta insensibile a ciò che vede e ode. Ovunque, se guardi bene, c’è chi attende solo che ti fermi un istante.
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Mt 13,100-17 I discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?».
Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice:
“Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi
e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano e io li guarisca!”.
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!».