Straniero

DILI, TIMOR EST    Le banane colte fresche nella foresta cuociono nel fuoco di bamboo e cocco. Tutto dice che non sono nella mia patria. Lontano da casa è più facile evangelizzare, dice Gesù, ma non basta certo per essere un evangelizzatore giusto. Papa Francesco lo diceva spesso: non confondiamo la missione con il proselitismo, col tirare dalla propria parte religiosa intere popolazioni che hanno già le loro credenze. Si evangelizza con la vita, con l’esempio silenzioso. Si evangelizza lasciandosi evangelizzare da chi abita da secoli quella terra che per te è sempre nuova, quella terra che fa di te uno straniero. Il colore non te lo puoi cambiare, i tuoi lineamenti non danno scampo. Ogni sera percorro la stessa via e trovo un vecchietto, secco e ossuto, con i baffi bianchi e gli occhiali dorati. “Bonoite”, mi dice sempre gentilissimo. Mi saluta perché sono “malae”, straniero, e gli stranieri vanno salutati.  Chi dunque di noi due è evangelizzatore? Ero straniero e mi avete accolto.

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Mt 13,54-58    Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.