
LOSPALOS, TIMOR EST Ero in una casa, bevevo il mio caffè mentre attorno a me le donne e le ragazze si raccontavano gli ultimi gossip del villaggio. La bimba è uscita da una stanza e, ai piedi della nonna e del grande cartello appeso al muro, ha iniziato a fare il compiti. I numeri, l’alfabeto, le forme geometriche, i giorni della settimana, tutto lì su quel libro murales preparato dalle sorelle maggiori. E intanto studiavo anche io con lei, ripassando il poco tetun che so. Anche con due lauree, all’estero si è poco più che analfabeti. Ed è bene così, è bene aver più da imparare che da insegnare. Siamo sempre così convinti di vedere bene, che passiamo accanto ai pericoli senza rendercene conto. Fortuna che gli altri ci vedono meglio di noi.

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Lc 6,39-42 Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».