
DILI, TIMOR EST È davvero triste scoprire che qualcuno ha tante domande da rivolgerci, ma la paura lo ammutolisce. Paura della nostra stizzita reazione, paura di far la figura dell’ignorante, paura di disturbare. C’è poi la paura della risposta stessa, di ascoltare qualcosa difficile da accettare. E così si va avanti, persino in famiglia, con una quantità enorme di non detto e di non chiesto. Certe cose è meglio non saperle perché poi, se si sanno, bisogna pur affrontarle. La più triste assenza di domande però non è quella dovuta alla paura, ma alla presunzione di sapere già e dunque non avere nulla da chiedere. C’è poi chi di domande non se ne pone proprio e tutto gli va bene così. Tanto, in caso di bisogno, c’è l’intelligenza artificiale la quale però, al termine dell’uso, chiede sempre se ci è stata utile. E questa, va ammesso, è una domanda intelligente. Io, ovunque sia, rendo il mondo un posto migliore di come l’ho trovato?
Diffondi La Locanda della Parola
Lc9,43-45 mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, Gesù disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini».
Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.