Passò oltre

DILI, TIMOR EST    La prossima volta, il prossimo mese, l’anno prossimo. Insomma next time, non adesso. Per uno strano destino, prossimo ha assunto nell’uso il significato di “successivo” anziché di “vicino”, qualcosa che verrà e non qualcosa che è qui. E così, di prossima volta in prossima volta, siamo tutti diventati dei saltatori d’ostacoli. Siamo gente che passa oltre a ciò che vede sperando in qualcosa di meglio. Gli shorts di YouTube, i post di Instagram, gli stati di WhatsApp, ci hanno abituato a vedere e passare oltre. Non sappiamo più fermarci, ascoltare con attenzione e trattenere nel cervello. Persino leggere un breve messaggio fino alla fine è raro e ci permettiamo tranquillamente di non rispondere. Se lo facciamo, le risposte che diamo al prossimo (intendo chi è lì che parla con noi) sono sconnesse. Spesso dimentichiamo totalmente ciò che ci ha detto, magari a tu per tu aprendoci il suo cuore, sperando nella nostra solidarietà e addirittura nella nostra preghiera. Guardiamo tutti come dal finestrino di un treno in corsa. Passano veloci, nessuno resta, e noi non restiamo per nessuno. E così, nella società col più alto tasso di strumenti di comunicazione, siamo al record di solitudine. Qualcuno si accorgerà di me o sono un post di facebook? si chiedeva il poveretto ferito dai briganti. Macché, lo vedevano e passavano oltre e state certi che anche ora non si ricordano d’averlo visto. Fortuna però che qualcuno vide ed ebbe compassione, che significa vide e si fermò. Al ritorno si ricordava ancora di lui, del conto da pagare, della salute da curare. Perché se ami ti fermi. Se ami non ti limiti a vedere, ma guardi, ascolti e ricordi.

Lc 10,25-37   un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

Intervista di Mario Calabresi al Card Pizzaballa sulla Flottilla: “avrei evitato, ora si torni a parlare di più di Gaza”  https://mariocalabresi.com/intervista-cardinale-pizzaballa-podcast/

Ascolta tutta l’intervista https://open.spotify.com/episode/7uDtrsFAjvhwtsYedHY68o?si=yODwEUv9Ss2OP932DFHnsQ