Servire

DILI, TIMOR EST   Al di là di tutto ciò che abbiamo già detto su questa bellissima pagina di Giovanni, una cosa va ammessa: Marta attira la nostra simpatia. È in lei che ci immedesimiamo istintivamente. Mi ha lasciata sola a servire, esclama furiosa. E noi l’abbiamo pensato tante volte: devo fare tutto io, ci fosse uno che mi aiuta, sono qui a fare il servo e non sento un solo grazie. Eppure un grazie c’è, ed è quello di Gesù stesso. Felice di vederci al nostro posto a servire, pronti e disponibili, lì dove la vita ci ha messo, dove Lui ci chiede di stare. Ma è un grazie difficile da sentire, soprattutto se i nostri borbottii diventano cronici, un rumore di fondo a cui ci abituiamo che ci impedisce di cogliere i segni. Spegnamo i lamenti, facciamo come i ragazzi con cui lavoro ormai da mesi. “Araska!”, è dura, dicono sorridendo. Poi riprendono a cantare lavorando nel caldo impolverato.

Lc 10,38-42 mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

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