Segni

DILI, TIMOR EST   Mi fa sempre effetto notare le innumerevoli cicatrici che segnano piedi, gambe e altre parti del corpo della gente di qui. Una caduta da piccoli, una ferita al lavoro, una malattia, tutto un segno. Poi ci sono i segni invisibili, quelli che tutti portiamo. Esperienze, incontri e traumi che hanno lasciato il segno. Non si esce indenni dalla vita. A nostra volta vorremmo lasciare solo segni positivi nel cuore altrui, ma non è così. Molte parole vorremmo non averle mai dette, molte ferite mai inferte. È dura guardare chi ci ha segnato male. Più dura vedere le cicatrici che abbiamo lasciato ad altri. Ma tutti siamo sotto lo stesso segno, il segno di Giona, il segno della resurrezione. Nemmeno la resurrezione cancellò il segno dei chiodi. Eppure era vivo, e ci perdonò tutti. E quel segno di morte divenne segno d’amore.

Lc 11,29-32   mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:
«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.
Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone.
Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».