
DILI, TIMOR EST La vita è dura, sia qui che in Europa. Difficoltà diverse, ma sempre pesanti. Se anche il Vangelo diventa un peso insopportabile, perde la sua funzione. Il mio carico è leggero, diceva Gesù, il mio giogo è dolce. Che almeno Dio non sia un burocrate, ma che ci aiuti a volare alti e leggeri sopra le fatiche nostre e altrui, sopra gli sbagli. Gli apparati, le apparenze, le compiacenze, lasciamole agli altri. A noi importa non lasciare da parte la giustizia e l’amore. A noi importa muovere almeno un dito per scaricare gli altri dai pesi della vita. Quel dito che basta per fare una telefonata, suonare un campanello, avviare la lavatrice. Quel dito che basta per dire okay, va tutto bene, non avere paura.

Lc 11,42-46 il Signore disse: «Guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle. Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo».
Intervenne uno dei dottori della Legge e gli disse: «Maestro, dicendo questo, tu offendi anche noi». Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!».