
DILI, TIMOR EST Lungo la strada, fuori dalla bottega del falegname che costruisce le bare. Un grande compensato è ancora fresco di vernice bianca. Vi hanno appoggiato una croce per dipingerla. Un’altra giovane vita è finita. Intravvedo tracce di altre croci, altri dolori. Passiamo la vita a litigare, discutere, commentare qualsiasi cosa. Contiamo i nostri debitori, li trasciniamo in tribunale. Facciamo pagare fino all’ultimo spicciolo anche una sola parola errata. Sappiamo valutare l’aspetto del cielo e della terra, ma questo tempo, il tempo presente, l’attimo presente, non lo sappiamo valutare, non lo sappiamo apprezzare. Se lo sapessimo, vivremmo oggi come il primo, l’ultimo, l’unico giorno di vita. Prima o poi un falegname preparerà una croce col nostro nome. Di tutte le nostre valutazioni e avversioni e sentenze cosa resterà? Resta solo ciò che vivo alla Presenza di Dio, consapevole e certo che lui conosce tutto ciò che sto vivendo.
Lc 12,54-59 Gesù diceva alle folle:
«Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?
Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo».