La presunzione

DILI, TIMOR EST   il problema non è parlare a Dio in piedi, senza battersi il petto, ringraziando del bene che si riesce a fare. Anzi, questo è ciò che Gesù ci insegna. Il problema è l’intima presunzione d’essere giusti e disprezzare gli altri. Degli altri noi non sappiamo nulla. Nemmeno dei loro pubblici peccati conosciamo l’origine. Tantomeno sappiamo della loro sofferenza, dei loro rimorsi, del loro pentimento costante. Non ci resta che chiedere a Dio di smascherare le nostre presunzioni e inconsce convinzioni e darci la forza di rispettare la travagliata storia altrui. “Rendi cosciente l’inconscio, altrimenti sarà l’inconscio a guidare la tua vita e tu lo chiamerai destino” (C.G.Jung)

Lc 18,9-14    Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».