Pochi?

DILI, TIMOR EST   Sono pochi quelli che si salvano? Sì, pochissimi. Perché sono tantissimi quelli che mangiano e bevono alla presenza di chi ha bisogno e se ne infischiano. Non importa quale sia il bisogno: la ricca signora bisognosa di compagnia nel salottino milanese e il bambino scalzo nella polvere di Dili sono entrambi difficili da amare. In pochi si salvano, i più vengono lasciati morire. Di fame, di malattia, di guerra, di depressione e disperazione, di morte fisica o dell’anima. Sono pochi quelli che si salvano per opera nostra. E meno ne salviamo, meno salveremo noi stessi. Non chiedere al Signore se sono tanti o pochi quelli che si salvano. È lui che lo chiede a te, perché la sua salvezza passa attraverso le tue opere d’amore.

Lc 13,22-30    Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».