
Non siamo abituati a questa versione di Gesù “mamma chioccia”. Siamo più abituati a considerarlo maestro, rabbì, Signore. Ormai non occorre una laurea in psicologia per sapere che anche in un uomo vi è una forza femminile (e viceversa nella donna una maschile). Dunque oggi incontriamo un Gesù materno. Quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali. Lasciamoci prendere sotto le ali di Gesù, lasciamo che si curi di noi come una mamma. Parliamogli, confidiamogli ogni pensiero che ci attraversa la mente, certi d’essere capiti. Sfoghiamo nel suo abbraccio le nostre preoccupazioni. Che non dica anche di noi che non abbiamo voluto, perché noi lo vogliamo. Lo vogliamo con tutto il cuore.
Lc 13,31-35 si avvicinarono a Gesù alcuni farisei a dirgli: «Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere».
Egli rispose loro: «Andate a dire a quella volpe: “Ecco, io scaccio demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno la mia opera è compiuta. Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io prosegua nel cammino, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme”.
Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te: quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa è abbandonata a voi! Vi dico infatti che non mi vedrete, finché verrà il tempo in cui direte: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”».