Le fatiche

Anche su questo episodio ci siamo già fermati un mese fa, ma la nostra riflessione continua. Samaritani e giudei erano cane e gatto, si sa. Eppure in quel gruppo di lebbrosi non si facevano distinzioni. Il male comune azzerava gli odi religiosi e razziali: lebbrosi, ecco l’unica cosa che erano. Spesso capita anche a noi che la sofferenza e la fatica abbattano le distanze. In un letto d’ospedale, in una cella di carcere, nei disagi di un volo cancellato, nelle più disparate situazioni faticose, ci si scopre a darsi del tu, ad aiutarsi, a solidarizzare. Ecco perché è importante da ragazzi vivere esperienze di condivisione di fatica. Scalare la stessa montagna, camminare sotto il sole, partecipare ad iniziative di volontariato ecc sono occasioni per allentare le diffidenze e oltrepassare le differenze. Se ci pensiamo, le nostre più belle amicizie, quelle che ci accompagnano tutta la vita, sono nate dalla condivisione di fatiche se non addirittura di sofferenze. La lebbra aveva fatto di dieci sconosciuti un gruppo in cerca di Gesù. La guarigione li divise. Ma chissà, forse il samaritano raggiunse i nove e li portò da Gesù.

Lc 17,11-19 Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».