
L’angelo Gabriele aveva detto a Zaccaria che il bambino si sarebbe chiamato Giovanni. Poi, lo sappiamo, Zaccaria era uscito dal tempio muto e quel nome, Giovanni, non era mai stato udito da vicini e parenti. Ma loro due, Zaccaria ed Elisabetta, ne avevano già parlato a gesti o scrivendo (Zaccaria era sacerdote, forse sapeva scrivere, ma Elisabetta sapeva leggere?). In ogni caso Elisabetta lo aveva saputo da lui. Le aveva raccontato dell’angelo, del bambino e del nome. Avevano deciso insieme di accogliere questo bimbo come un dono, non come una proprietà a cui si ha diritto. Gli avrebbero dato il nome scelto da Dio, contro le usanze della parentela. Sapevano che quel bambino sarebbe stato profeta dell’Altissimo e che qualcosa di nuovo stava entrando nella storia di Israele.
Lc 1,57-66 per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.
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