
Lo dicevamo ieri: anche la nostra vita dovrebbe dividersi in prima e dopo Cristo. Prima e dopo averlo scelto come maestro, come unico criterio di orientamento. Stefano aveva scelto. C’era stato un giorno nella sua giovane vita in cui Gesù di Nazareth era divenuto il Signore di quella sua vita, la luce di ogni scelta. Morì come Gesù, perdonando chi lo uccideva e consegnando lo spirito al Padre. E i testimoni deposero i loro mantelli ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. Quel giovane non avrebbe mai dimenticato quella morte e, anni dopo, sarebbe divenuto Paolo, uno degli Apostoli più tenaci del messaggio di Gesù.
S. Stefano primo martire Atti 6 Stefano, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e segni tra il popolo. Allora alcuni della sinagoga detta dei Liberti, dei Cirenei, degli Alessandrini e di quelli della Cilìcia e dell’Asia, si alzarono a discutere con Stefano, ma non riuscivano a resistere alla sapienza e allo Spirito con cui egli parlava. E così sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi, gli piombarono addosso, lo catturarono e lo condussero davanti al Sinedrio.
Tutti quelli che sedevano nel Sinedrio, [udendo le sue parole,] erano furibondi in cuor loro e digrignavano i denti contro Stefano. Ma egli, pieno di Spirito Santo, fissando il cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio e disse: «Ecco, contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio».
Allora, gridando a gran voce, si turarono gli orecchi e si scagliarono tutti insieme contro di lui, lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero i loro mantelli ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. E lapidavano Stefano, che pregava e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». Poi piegò le ginocchia e gridò a gran voce: «Signore, non imputare loro questo peccato». Detto questo, morì.