
da DILI, TIMOR EST Persino la madre di Gesù era uscita per riprendersi il figlio perché dicevano che era fuori di sé. In realtà era lucidissimo e la sua risposta certamente rincuorò Maria. Non l’aveva lasciata, non si era dimenticato di lei. L’aveva sempre nel cuore, fissa nei pensieri. Era per lui termine di misura per definire un amore immenso. Chi fa la volontà di Dio lo considero mia madre, fratello e sorella. E così ci dichiarava suoi fratelli di sangue, suoi genitori. Impressionante. Quanta violenza in meno ci sarebbe sulle strade di questo mondo, se in ogni donna vedessimo nostra madre o nostra sorella, in ogni uomo nostro padre e i nostri fratelli. Ma noi invece di far diventare gli estranei una famiglia, spesso rendiamo la famiglia un luogo di estranei, di stranieri. Qui da dove scrivo “malae”, straniero, non sempre crea distanza. I bimbi lo usano come fosse il nome proprio di chi evidentemente viene da lontano. Giravo per il piccolo supermercato col carrello (anche questo minuscolo, tanto chi lo riempie mai?) e un gruppo di bimbe mi ha in breve circondato. “Hello hello malae! You from Portugal?” e guardano la spesa. “Cos’è questo, è buono?” chiedono degli spaghetti e di una sorta di yogurt. Le manine toccano tutto, toccano anche la mia mano in cui le loro si perdono battendo il cinque. Poi la cassiera le disperde, timorosa del disturbo, ma la fraternità resta: “Dadah”*, ciao ciao, mi salutano all’uscita muovendo la mano e tirando come sempre la finale. Dadaaaah!
Mc 3,31-35 giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo.
Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano».
Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».
*CURIOSITÀ L’occupazione indonesiana ha lasciato molte parole nel tetun timorese. In Indonesia la parola dadah deriva dall’olandese Goede dag, buongiorno. Abbreviato in “dag” è diventato “dah” e poi, con i bambini, “dadah”, ciao ciao, a presto!