
da DILI, TIMOR EST Vi assicuro che non è facile addormentarsi sereni nella notte nera, su una barca di pescatori, tra gli spruzzi d’acqua e le onde. A distanza di anni lo ricordo bene… Eppure ogni giorno, anche sulla terraferma, è una attraversata che ci agita. Quando a sera mettiamo la testa sul cuscino, ci pare ancora d’essere in corsa e la tempesta non si placa nel cervello. Non t’importa che siamo perduti? vorremmo gridare al Maestro. Se non a Lui, lo vorremmo gridare a qualcuno, magari a chi pare non accorgersi dei nostri mali. Non t’importa di me, non ti toccano le mie fatiche, mai che qualcuno dica “dimmi di te”. Taci, càlmati! ci dice Gesù. Respira, sono qui. Perché hai paura? Non credi? Invoca il mio nome, Io Sono la calma della tua anima.
Mc 4,35-41 in quel medesimo giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».
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